Folk Songs e dintorni 

Auditorium S. Agostino, Benevento – venerdì27 novembre 201 – ore 18.00
Folk Songs e dintorni
musiche di Luciano Berio, Carlo Boccadoro e Mìkis Theodoràkis
Adria Mortari voce
ENSEMBLE DISSONANZEN:
Tommaso Rossi flauto
Francesco Solombrino viola
Manuela Albano violoncello
Lucia Bova arpa
Gennaro Damiano e Giuseppe Lettiero percussioni
Gianluca Marino chitarre
Eugenio Ottieri direzione
Programma:
Mìkis Theodoràkis (1925) Asma Asmaton da La Ballata di Mauthausen
Luciano Berio (1925-2003) Musica leggera per flauto, viola, violoncello e percussione (1974)
Carlo Boccadoro (1963) Lunario per ensemble (1997)
Luciano Berio Folk Songs (1964)
Black Is the Colour (USA) I Wonder as I Wander (USA) Loosin yelav (Armenia) Rossignolet du bois (Francia) A la femminisca (Sicilia, Italia) La Donna Ideale (Italia) Ballo (Italia) Motettu de tristura (Sardegna) Malorous qu’o un fenno (Alvernia, Francia) Lo Fïolairé (Alvernia, Francia) Azerbaijan Love Song (Azerbaigian)
ingresso gratuito
l ciclo di canti di ispirazione popolare composti e rielaborati da Luciano Berio, Folk Songs, è proposto in un concerto concepito come un percorso attorno alla musica colta e popolare rielaborata con sensibilità contemporanea. L’Ensemble Dissonanzen diretto da Eugenio Ottieri presenta all’interno del concerto uno dei capolavori del ‘900 italiano, con la presenza di Adria Mortari, interprete che ha eseguito Folk Songs sotto la direzione dello stesso Luciano Berio, per più anni in Italia e nel mondo. Il concerto si apre con Asma Asmaton, canzone che fa parte de La Ballata di Mauthausen, una storica composizione di Mìkis Theodoràkis (affidata nella registrazione originale del 1966 alla voce di Maria Farandouri) comprendente, tra le altre cose, quattro celeberrimi testi di Iakovos Kambanellis. Mìkis Theodoràkis è stato allievo di O. Messiaen ed E. Bigot a Parigi e si è perfezionato con R. Leibowitz. La personalità artistica di Theodorakis rispecchia la Grecia stessa in tutte le sue sfaccettature: ne esprime e ne trasfigura l’essenza profonda, l’anima che è poi l’anima dell’Europa, l’essenza dell’Occidente. Perennemente in bilico tra passato e presente, tra identità e differenza, Theodoràkis ha costruito senso e valori attraverso la poesia, attraverso la bellezza della sua opera. Musica Leggera fu scritta da Luciano Berio nel 1974, come regalo per il settantesimo compleanno per il grande compositore Goffredo Petrassi. Si tratta di un brano dove Berio “gioca” sulla passione di Petrassi per le forme musicali del Rinascimento, rielaborando una forma di danza antica in chiave moderna. La percussione che appare alla fine del pezzo, è una risonanza ironica e nello stesso tempo velata di una sottile melanconia di un lontano tempo, forse non più attingibile e raggiungibile. Carlo Boccadoro (1963), uno dei più interessanti ed eclettici compositori italiani, saggista e direttore del gruppo Sentieri Selvaggi, scrive Lunario nel 1997. La relazione con un’idea di “popolare” è immediatamente udibile, nella scelta di brevi cellule melodiche, che vengono rilanciate tra gli strumenti, in un’atmosfera quasi onirica e sospesa, giocata attraverso il timbro dell’arpa e delle percussioni. Il Lunario, come sappiamo, è l’Almanacco popolare che registra i mesi e i giorni dell’anno, le previsioni meteorologiche, le fasi lunari, gli oroscopi, unitamente a consigli e ricette. Un libro di uso quotidiano, per tutti. Un po’ come questa tenue composizione che Boccadoro ha creato, non a caso, riprendendo esattamente l’organico delle Folk Songs di Berio, pur nella profonda diversità stilistica che separa le due composizioni. Folk Songs è un ciclo di canzoni composto nel 1964 da Luciano Berio.

Consiste nell’arrangiamento di canti popolari provenienti dalla tradizione orale di differenti paesi (Stati Uniti, Armenia, Italia, Francia, Azerbaigian) che vanno a formare un “omaggio alla straordinaria dote artistica” della cantante statunitense Cathy Berberian, esperta esecutrice della musica di Berio. Il ciclo è strumentato per voce, flauto, clarinetto, arpa, viola, violoncello e percussioni. Nel 1973 Berio riarrangiò il ciclo per grande orchestra. Il ciclo delle Folk Songs fu commissionato dal Mills College in California e fu eseguito per la prima volta in quel luogo da un’orchestra da camera diretta dallo stesso Berio nel 1964, con Cathy Berberian come soprano solista. Al tempo della prima esecuzione il matrimonio tra Berio e la Berberian era vicino a finire (divorziarono più tardi in quello stesso anno), ma la loro collaborazione artistica continuò; in seguito lavorarono insieme su altre composizioni come Sequenza III, Visage e Recital I (for Cathy). Berio era particolarmente affezionato ai canti popolari: dichiarò che quando lavorava su quelle musiche era sempre entusiasmato dall’emozione della scoperta.

Successive composizioni di Berio che includevano canti popolari furono Cries of London per 6 voci (1974), Coro, su testo di Pablo Neruda, per coro e orchestra (1976 – 1977) e Voci: Folk Songs II per viola e orchestra (1984). I primi due brani delle Folk Songs non sono in realtà brani popolari. Black Is the Colour e I Wonder as I Wander furono entrambe scritte da John Jacob Niles, cantante e compositore folk originario del Kentucky. La suite di Berio si apre con la viola che segue l’indicazione “like a wistful country dance fiddler” (ovvero “come un malincolico violinista dei balli di campagna”); non ci sono indicazioni di misura ed è ritmicamente indipendente dalla voce. I Wonder as I Wander fu composta da Niles a partire dai soli tre versi che fu capace di farsi dire dalla figlia di un predicatore revivalista, “una ragazza dai capelli biondi e arruffati, sporca, e molto bella”. Gli armonici eseguiti dalla viola, dal violoncello e dall’arpa contribuiscono a creare quel “suono da ghironda” che Berio voleva come accompagnamento di questa seconda canzone. Il finale per flauto e clarinetto della versione di Berio ricorda il canto e il volo di un uccello. L’Armenia, il paese originario degli antenati della Berberian, fornì a Berio la base per il terzo brano, Loosin yelav, che descrive il sorgere della luna. Nella canzone francese Rossignolet du bois, accompagnata solo dal clarinetto in un primo momento e poi da arpa e crotales, un usignolo suggerisce ad un amante di cantare le sue serenate due ore dopo la mezzanotte. Un accordo sostenuto introduce alla canzone successiva, il vecchio canto siciliano A la femminisca, cantato dalle mogli dei pescatori mentre aspettavano i mariti sui pontili. Come per i primi due pezzi, il sesto, La Donna Ideale, e il settimo, Ballo, non furono scritti da anonimi ma da Berio stesso. Il vecchio poema tradizionale “La Donna Ideale”, in dialetto genovese dice che se trovi una donna di buona famiglia ed educazione e con una buona dote, non devi lasciarla andare via per nessun motivo. Motettu de tristura ha origini sarde. Nel testo il cantante apostrofa l’usignolo: “Come mi assomigli quando piango per la mia amata… Quando mi seppelliranno, cantami questa canzone”. Le due canzoni successive si trovano anche in Chants d’Auvergne di Joseph Canteloube e sono in lingua occitana. Malurous qu’o un fenno parla dell’eterno paradosso coniugale: colui che non ha consorte la cerca, mentre chi ce l’ha vorrebbe non averla. Il violoncello che fa da eco all’improvvisazione all’inizio della suite introduce Lo Fïolairé, dove una ragazza al filatoio canta il suo scambio di baci con un pastore. Cathy Berberian scoprì l’ultima canzone, Qalalıyam (nota all’interno della suite come Azerbaijan Love Song) su un disco della Repubblica Socialista Sovietica Azera per grammofono. Il pezzo è cantato in lingua azera fatta eccezione per un verso in russo che, come le spiegò un amico, paragona l’amore a una stufa. La Berberian cantò, a memoria, i suoni che riuscì a trascrivere da quel vecchio disco rovinato. Non conosceva nemmeno una parola della lingua azera.
“Campania: dal Barocco al Contemporaneo” – Progetto PAC III Promozione e Valorizzazione del patrimonio culturale della Campania – DGR 225 del 12/7/2013