COMMEDIA RIDICOLOSA al Festival di Jesi

19 settembre 2015 ore 21
Teatro G.B.Pergolesi di Jesi

COMMEDIA RIDICOLOSA
al XV Pergolesi Spontini Festival di Jesi
pastiche di Adria Mortari con testi dalla Commedia dell”Arte, rivisitazioni pergolesiane e musiche originali di Antonello Paliotti
con Adria Mortari, Rosario Sparno, Claudia Nicole Calabrese, Carlo Feola.
Sonora Chamber Ensemble diretto da Antonello Paliotti.
Scene di Gennaro Vallifuoco | Costumi Atelier DARIA | Disegno Luci di Riccardo Cominotto

Assistente alla regia Rossella Massari
Maestro di sala e palcoscenico Aniello Iaccarino
Assistente tecnico Simone De Pasquale

Sonora Chamber Ensemble
Antonello Paliotti chirarra, chitarra battente
Sara Brandi flauto
Antonio Pisellini clarinetto
Michele De Martino mandolino, mandola
Leonardo Massa violoncello
Vincenzo Lo Conte contrabbasso
Raffaele Filaci percussioni

la Commedia dell’Arte si fa nuova

C’è Napoli e c’è l’oriente d’Italia. C’è la Commedia dell’Arte e c’è Pulcinella, c’è Pergolesi ma c’è anche qualche canzone più vicina a noi, c’è il testo scritto e c’è l’improvvisazione. C’è la logica ma anche tanto divertimento illogico, tanto sorridere per nulla. E’ questo e molto altro “Commedia Ridicolosa”, spettacolo in prosa e musica prodotto da “Progetto Sonora”, l’associazione musicale campana che contribuisce alla diffusione della cultura musicale contemporanea con attività di progettazione e produzione musicale orientata prevalentemente sui linguaggi musicali contemporanei.

Da un’idea di Adria Mortari – che propone un copione che contempla originali da lei scritti mescolati a rielaborazioni di Commedia dell’Arte e ne firma la regia – “Commedia Ridicolosa” prende il via da un pretesto, una prova de “Lo frate ‘nnamorato” di Pergolesi. Ma si capisce da subito che si tratta davvero di un pretesto per comporre e scomporre, inserire pezzi originali, rivedere e contaminare, rivisitare e smontare. Si parte da “Lo frate”  – opera che ha segnato il debutto nella commedia per musica di Pergolesi, su libretto di Gennarantonio Federico – per dare vita ad un meltin’pot che accoglie le più belle musiche di scuola napoletana del XVIII secolo ma anche le canzoni. Il tutto traghettato da un Pulcinella che diventa il simbolo dell’incursione, del gioco di incastri, il demiurgo del mosaico, colui che tiene le redini del guazzabuglio. Lo spettacolo mette insieme recitativi e arie, dialoghi e poesie, musica e canzoni. L’originale pergolesiano è stato sezionato e ricucito insieme, come un vero abito di Arlecchino, da Antonello Paliotti, compositore e direttore – collaboratore per oltre un decennio di Roberto De Simone – che fa rivivere la composizione del XVIII secolo attraverso innesti contemporanei, recuperando la rivisitazione che del Pergolesi ha fatto Stravinskij, dando vita ad una vera ri-composizione, annullando prospettiva storica e dimenticando quasi la logica.

Scene d’autore, quelle scelte da Progetto Sonora. A realizzarle Gennaro Vallifuoco che per questo paradigma contemporaneo del metateatro ha scelto il ritorno al teatro puro, attraverso l’utilizzo di materiali poveri e semplicissimi. Anche l’allestimento, dunque, incarna quest’istanza atemporale che permea testo e musica. Si esibiscono oltre ad Adria Mortari – che interpreta Costanza – Claudia Nicole Calabrese (Vannella), Rosario Sparno (Pulcinella) e Carlo Feola (Don Pietro e Zanni). La miscellanea musicale è eseguita dal Sonora Chamber Ensemble che si esibisce con chitarre, mandole, mandolini, colascione, violoncello, flauti, clarinetto e percussioni. I costumi sono disegnati e realizzati da Atelier “Daria”.
“Commedia Ridicolosa”: un mosaico, un viaggio nel tempo. L’impossibile diventa possibile: così Pergolesi si può trasformare anche in una trascinante tarantella…
NOTE DI REGIA
di Adria Mortari
“Le maschere, la Commedia dell’Arte, la musica di Pergolesi, un occhio a Goldoni e qualche nota canzone della vecchia Napoli, il tutto cucito da testi originali. Ho chiamato Pulcinella a darmi una mano per condurvi dentro e fuori le suggestioni finalizzate null’altro che al divertimento. Nel suo mondo fantastico, infatti, si può cominciare con Pergolesi che diventa una tarantella che diventa Stravinskij per farsi trasportare in un sogno che poi cambia e si trasforma, come in un gioco infinito di scatole cinesi, una sciarada senza soluzione. Tutto senza tempo e senza luogo, o meglio in luoghi e tempi diversi che riescono comunque a convivere. L’idea di “Commedia Ridicolosa” parte dalle maschere della Commedia dell’Arte. Lo spunto arriva da “Lo frate ‘nnamorato” di Pergolesi. Dal libretto vengono estrapolati momenti teatrali autonomi, arie e recitativi che trovano una sequenza nuova e inedita. Ci ha pensato Antonello Paliotti a trasformare la musica, o meglio, a filtrarla attraverso canoni moderni. In mente avevo come l’idea di un mosaico. Ciascuno – attore, musicista, pubblico – può inserire la tessera che vuole. Il risultato non sarà mai un guazzabuglio indigesto, ma un insieme colorato che riesce comunque a trovare un’armonia nell’apparente disequilibrio.
L’obiettivo è il sorriso e ciascuno potrà ridere per quello che gli pare, anche se non c’è una logica. Perché questo è il teatro e non sempre si riesce a trovare una logica.
Si entra e si esce in “Commedia Ridicolosa”, si fa un salto in avanti e se ne fanno due indietro. La tela si tesse e poi si disfa. Si procede, dunque, senza un ordine e questo vale per la musica, ma anche per la recitazione che è sia quella che ci si potrebbe aspettare dalla Commedia dell’Arte, ma non trascura modalità, formule e mezzi espressivi assolutamente contemporanei. Per le scene, poi, la sensazione che si ha è di un contesto assolutamente anonimo che però non dimentichi mai lo spunto che è la Commedia dell’Arte e quindi l’Oriente d’Italia e quindi Venezia. Anche questa scelta, quella dell’allestimento, risponde all’esigenza di non essere etichettati, di non essere incasellati in una formula, in un genere. L’identità non deve mai essere troppo netta. La personalità è cosa diversa.

LE MUSICHE
di Antonello Paliotti
“Commedia Ridicolosa” è Divertimento puro, nel senso più ampio del termine.
Materiali sonori eterogenei (anche di mia composizione) si ritrovano ad essere suonati/cantati da voci/strumenti che non possono – e non vogliono – ignorare la (co)esistenza di Pergolesi, di Stravinskij, di Mingus o di Thelonious Monk, dei Beatles o di Roberto De Simone.
Nell’ambito di questa mia personale ri-composizione ho volutamente ignorato ogni preconcetto filologico, in assenza di ogni prospettiva storica, rivisitando, a mia volta, le riscritture pergolesiane di Stravinskij (musica al cubo?).
Mi sono preoccupato soprattutto di divertire e divertirmi (anche nel senso latino di “divergere” o “ri-volgersi altrove”) in quella “persistenza della memoria” (Dalì) in cui le convenzioni sonore non sono altro che orologi molli”
LE SCENE
di Gennaro Vallifuoco
“Ho scelto di ribaltare la scena e di dare al pubblico le spalle, almeno per una volta. Perché la scena di “Commedia Ridicolosa” è composta da quinte. Così diventa materia quell’aspetto metateatrale così evidente nell’impostazione dello spettacolo.             La linearità di fondo, l’astrattezza viene smorzata da qualche elemento vagamente orientaleggiante, comunque veneziano, un omaggio alla Commedia dell’Arte. Così ho cercato di farne rivivere le atmosfere, il clima sia nella forma che nei materiali. Perché ho scelto di utilizzare solo tela e legno, materie pure, quelle del teatro. La tela, poi, rappresenta un chiaro riferimento al canovaccio, copione non copione, testo non testo. Così come ho dato vita a forme geometriche mai troppo definite. In questo caso spazi non spazi per uno spettacolo che è teatro e metateatro.
L’utilizzo delle materie povere, delle materie eterne è il mio personale omaggio al teatro puro”.