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Chiesa del Carmine - Napoli


 

Domina la zona che fu teatro della rivoluzione di Masaniello (1647).
Nella chiesa è venerata un'immagine della Madonna su una tavoletta di legno detta "La Bruna" che, si racconta, un tempo apparteneva a certi eremiti i quali abitavano sul Monte Carmelo, perseguitati dai Saraceni, scesero un giorno a Napoli e, ottenuto il possesso di una chiesetta che sorgeva presso la marina, vi posero dentro l'immagine della Madonna Bruna che la leggenda attribuisce all'apostolo Luca.
Tra il 1283 e il 1300 la chiesa fu rifatta per una generosa donazione di Elisabetta di Baviera, madre dell'infelice Corradino di Svevia, la quale volle in quel modo ricompensare i monaci del Carmelo per aver custodito le spoglie del figlio dopo la sua decapitazione.
L'attuale tomba di Corradino fu voluta da un discendente il principe Massimiliano di Baviera, ultimo degli Hohestaufen nel 1847, su disegno del Thorwaldsen, lo scultore romantico danese che tanta fortuna ebbe in Italia nel secolo scorso. In origine il principe fu sepolto dietro l'altare maggiore. Quando nel 1646 il cardinale Filomarino fece abbassare il pavimento dietro l'altare maggiore vennero alla luce due casse di piombo con i resti dello sfortunato principe. Finalmente le spoglie vennero tumulate nella base della statua ed il 14 maggio 1847 furono anche celebrati solenni funerali commemorativi.
Non ebbero purtroppo la stessa sorte i sepolcri di Masaniello e di Aniello Falcone, dei quali non si conosce più l'ubicazione.
Sulla porta piccola si trova un antico organo del 1483 di Lorenzo di Jacopo da Prato, restaurato nel 1549 da Giovanni Tommaso de Majo. Seicentesco è invece l'altro organo di fronte.
Altre testimonianze artistiche sono rappresentate dalla cappella dell' Assunta, unica testimonianza medievale, il cappellone del SS. Crocifisso, la cappellina di S. Ciro, la cappella di S. Anna, quella delle SS. Teresa e Maddalena de'Pazzi, delle Anime del Purgatorio, quella di S. Teresa o S. Orsola, di San Gennaro e di S. Simone Stock.
Nell'ultima guerra è, purtroppo, scomparso il soffitto ligneo a cassettoni, considerato tra i più belli del rinascimento napoletano.
Dentro un tabernacolo è conservato un crocifisso di legno che è veneratissimo dal popolo; si narra che il 17 ottobre 1439, durante la guerra tra Alfonso d'Aragona e Renato d'Angiò, un proiettile penetrò nella chiesa diretto verso il crocifisso, e che Gesù abbassò prodigiosamente il capo in modo che solo la corona di spine venne colpita. Il proiettile è visibile nell'ultima cappella a destra.
Si conserva inoltre il pulpito dal quale Masaniello arringò la folla poco prima di venire trucidato.
A destra della facciata un agile campanile con una singolare cuspide a mattonelle maiolicate di Frà Nuvolo, che però disegnò solo la "pera" della lanterna. Danneggiato da uno dei frequenti terremoti napoletani, fu rifatto dal Palamidessa nel 1458 e nel 1459 occorse l'opera di ben cento galeotti per issarvi le campane che vi pose fra Girolamo de Signo. Il campanile, alto 75 m., fu terminato nel 1622 da Giacomo Conforto e solo nel 1745 furono messe in opera la palla e la croce che lo chiudono in alto.


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